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Vicario ausiliare: “In ricordo di Mons. Javier Echevarría”, Palabra (n. 647), Spagna

Com’è naturale, ho provato e continuo a provare un dolore molto grande – come tutti i fedeli dell’Opus Dei e moltissime altre persone – per la morte inaspettata di colui che per 22 anni ha diretto come prelato l’Opus Dei e che noi chiamavamo, a giusto titolo, Padre. Nello stesso tempo il Signore dà serenità, perché grazie alla fede sappiamo che, con la morte, la vita non si perde ma si sostituisce con un’altra migliore: nell’esistenza beata che Cristo ha promesso a coloro che lo amano. E l’amore di Mons. Echevarría a nostro Signore e, per Lui, a tutte le creature, era grandissimo, sincero, pieno di conseguenze pratiche.


Una fedeltà dinamica


In queste poche righe vorrei sottolineare solamente due suoi tratti fondamentali. Il primo è il suo senso della fedeltà: una lealtà senza riserve alla Chiesa, al Papa, all’Opus Dei, ai fedeli della Prelatura, ai suoi amici, che era la conseguenza o l’espressione della sua fedeltà a Gesù Cristo, nostro Dio e Signore. Tutta la sua esistenza, da quando ha chiesto l’ammissione all’Opus Dei nel lontano 1948, è stata segnata da questa virtù umana e soprannaturale, che è andata crescendo grazie alla stretta relazione che ha avuto prima con san Josemaría e poi con il beato Álvaro del Portillo, con i quali ha collaborato per molti anni nel governo della Prelatura. Come ho detto a poche ore dalla sua morte, l’essere vissuto per tanti anni accanto a questi due santi ha lasciato un’impronta incancellabile nell’anima di Mons. Echevarría, che spiega, almeno in parte, il suo profondo senso della fedeltà.


La sua era una fedeltà dinamica, che, pur conservando intatta la sostanza, lo spirito, cercava anche la volontà di Dio sulla base delle necessità sempre diverse dei tempi e delle persone.
Pochi minuti prima di morire volle darci questo anello. Chi in quei momenti lo assisteva più da vicino ha colto dalle sue labbra che l’intenzione della sua preghiera al Signore era la fedeltà di tutte e di tutti.


Una particolare manifestazione di fedeltà riguarda la preghiera per il Romano Pontefice. Seguendo le esortazioni dei suoi predecessori, era costante il suo stimolo a pregare sempre di più per il Vicario di Cristo sulla terra. Anche in questo modo dava compimento all’aspirazione del fondatore dell’Opera: servire la Chiesa come la Chiesa vuole essere servita, una delle caratteristiche che Dio stesso aveva comunicato a san Josemaría. Una manifestazione di questa comunione con tutto il Corpo mistico di Cristo è l’ordinazione di oltre 600 presbiteri negli anni del suo servizio come prelato dell’Opus Dei.


In questo contesto mi piace sottolineare la generosità con la quale Mons. Echevarría accoglieva le richieste dei vescovi di molti luoghi, perché alcuni sacerdoti incardinati nella Prelatura collaborassero direttamente alle mansioni o agli incarichi pastorali diocesani. E questo a prescindere dal fatto che il numero dei sacerdoti della Prelatura, pur essendo alto, non è sufficiente a soddisfare le tante necessità della pastorale ordinaria.


L’interesse per ogni persona


La seconda caratteristica che voglio mettere in evidenza è la dedizione generosa a ogni persona che gli chiedeva un consiglio, un orientamento, una preghiera; o semplicemente gli indirizzava un saluto o un commento quando lo incontrava in un corridoio. Non si limitava ad ascoltare, ma si lasciava coinvolgere da quello che udiva, attento, tranquillo, mai affrettato, sempre mostrando un interesse la cui autenticità appariva evidente.


Il suo zelo di pastore non si limitava al governo della piccola parte del Popolo di Dio che è la Prelatura. Il suo cuore si era allargato sempre di più. Come sacerdote e come vescovo sentiva il peso delle anime, soprattutto di quelle che avevano più bisogno di aiuto. Quanto pregava! Per le vittime delle calamità naturali o del terrorismo; per i profughi, per i malati, per la pace in Siria, in Irak, in Venezuela e in qualunque Paese che attraversava momenti difficili; per le persone che non avevano un lavoro o che avevano qualche difficoltà familiare... Ogni settimana, a Roma, riceveva gruppi di persone provenienti da tutto il mondo, che gli chiedevano di pregare per i loro problemi spirituali e materiali. Tutti trovavano un posto nel suo cuore, come aveva imparato da san Josemaría e dal beato Álvaro del Portillo.


Una manifestazione in più della sua preoccupazione per gli altri: il giorno precedente la sua morte, Mons. Echevarría mi disse che era afflitto dal fatto che tante persone si stessero occupando di lui, assistendolo nelle sue necessità. Mi venne spontaneo rispondergli: No, Padre!, è lei che ci sostiene tutti quanti. In questo nuovo periodo che si apre davanti a noi, mi piacerebbe ripetergli queste parole e chiedergli, con la sua intercessione, di sostenerci e di aiutarci a essere buoni figli della Chiesa, con l’aiuto di san Josemaría e del beato Álvaro.
Ogni giorno Mons. Echevarría portava alla Santa Messa tutte queste intenzioni. Il Sacrificio dell’Altare è come lo stampo in cui le aspirazioni e le opere degli uomini acquistano il loro vero significato, grazie alla loro unione al sacrificio della Croce. Ora mi consola pensare che, dal Cielo, la sua Messa è diventata eterna: non più sotto i veli del sacramento, ma nella visione faccia a faccia della gloria divina, con la sua intercessione sacerdotale per tutti. Questo chiedo al Signore attraverso la mediazione materna della Madonna, Madre di Dio e Madre nostra.

Romana, Nº 63, Luglio-Dicembre 2016, p. 328-330.